Nascere da un corpo di donna: un inquadramento costituzionalmente orientato dall’analisi di genere della gravidanza per altri
Articolo
Data di Pubblicazione:
2017
Citazione:
(2017). Nascere da un corpo di donna: un inquadramento costituzionalmente orientato dall’analisi di genere della gravidanza per altri [journal article - articolo]. In COSTITUZIONALISMO.IT. Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/118948
Abstract:
Il saggio propone un inquadramento delle esperienze di “gravidanza per altri” nell’ambito dell’analisi di genere orientata dal principio anti-subordinazione di genere ricavabile dalla trama delle disposizioni della Costituzione italiana.
La cornice giuridica del desiderio di maternità e paternità è, innanzitutto, ricostruita cogliendo le irriducibili asimmetrie di genere che si manifestano nella riproduzione, individuando la distinzione tra desiderio e progetto riproduttivo, così come tra progetto riproduttivo e progetto genitoriale, e riflettendo sulle diverse condizioni di complementarietà fra i sessi nei due progetti. La gravidanza è riconosciuta come esperienza relazionale complessa, profondamente segnata dalla condivisione corporea ed inevitabilmente asimmetrica, che sfugge ai parametri ed alle categorie con cui il diritto considera abitualmente le relazioni inter-soggettive (presupponendo soggetti interamente separati). Dal valore specifico della relazione di gravidanza, radicato nell’ordinamento costituzionale ed orientato dall’analisi di genere, discende la possibilità di riconoscere anche la gravidanza per altri come un’esperienza vitale che si colloca in un complesso sistema di relazioni; il principio costituzionale anti-subordinazione di genere consente di aprire al riconoscimento della capacità femminile di intrecciare relazioni significative: con il nascituro/la nascitura “nella” gravidanza, innanzitutto, ma anche con altri soggetti (genitori intenzionali) ai fini del progetto di genitorialità.
Ammessa la possibilità di una scissione tra progetto di riproduzione e di genitorialità della madre, la tutela della dignità e della piena libertà di scelta della madre biologica (colei che partorisce) è affidata alla necessità imprescindibile di riconoscimento della genealogia materna: l’affermazione di un “principio del nome della madre” viene proposto sia in prospettiva de iure condendo, sia come chiave di una rilettura critica della giurisprudenza che, nonostante un assoluto divieto nel diritto interno, non può evitare di misurarsi con le conseguenze di esperienze di GPA fatte all’estero.
La cornice giuridica del desiderio di maternità e paternità è, innanzitutto, ricostruita cogliendo le irriducibili asimmetrie di genere che si manifestano nella riproduzione, individuando la distinzione tra desiderio e progetto riproduttivo, così come tra progetto riproduttivo e progetto genitoriale, e riflettendo sulle diverse condizioni di complementarietà fra i sessi nei due progetti. La gravidanza è riconosciuta come esperienza relazionale complessa, profondamente segnata dalla condivisione corporea ed inevitabilmente asimmetrica, che sfugge ai parametri ed alle categorie con cui il diritto considera abitualmente le relazioni inter-soggettive (presupponendo soggetti interamente separati). Dal valore specifico della relazione di gravidanza, radicato nell’ordinamento costituzionale ed orientato dall’analisi di genere, discende la possibilità di riconoscere anche la gravidanza per altri come un’esperienza vitale che si colloca in un complesso sistema di relazioni; il principio costituzionale anti-subordinazione di genere consente di aprire al riconoscimento della capacità femminile di intrecciare relazioni significative: con il nascituro/la nascitura “nella” gravidanza, innanzitutto, ma anche con altri soggetti (genitori intenzionali) ai fini del progetto di genitorialità.
Ammessa la possibilità di una scissione tra progetto di riproduzione e di genitorialità della madre, la tutela della dignità e della piena libertà di scelta della madre biologica (colei che partorisce) è affidata alla necessità imprescindibile di riconoscimento della genealogia materna: l’affermazione di un “principio del nome della madre” viene proposto sia in prospettiva de iure condendo, sia come chiave di una rilettura critica della giurisprudenza che, nonostante un assoluto divieto nel diritto interno, non può evitare di misurarsi con le conseguenze di esperienze di GPA fatte all’estero.
Tipologia CRIS:
1.1.01 Articoli/Saggi in rivista - Journal Articles/Essays
Elenco autori:
Pezzini, Barbara
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