Data di Pubblicazione:
2024
Citazione:
(2024). Patterns of infinitival and finite complementation in Griko and Salentino [journal article - articolo]. In L'ITALIA DIALETTALE. Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/280449
Abstract:
Anche se caratterizzati da diversi gradi di microvariazione diacronica e diatopica
relativa al progressivo declino e all’eventuale perdita dell’infinito, il griko e il salentino mostrano,
in generale, un alto grado di uniformità strutturale nella conservazione dell’infinito
nei contesti a ristrutturazione (1), nelle relative infinitivali (2) e nell’imperativo negativo (3).
Superficialmente, non c’è a priori nessun motivo per cui dovremmo aspettarci la distribuzione
dell’infinito proprio in questi tre contesti strutturali. Tuttavia, il presente articolo mette in
evidenza come questi tre usi dell’infinito possano essere ricondotti ad una singola spiegazione
strutturale. Secondo tale interpretazione, l’infinito costituirebbe un complemento proposizionale
ridotto (ovvero un v-VP) generato all’interno di una struttura monofrasale e selezionato in tutti i casi da un ausiliare di tipo modale, temporale o aspettuale, fonologicamente esplicito
in (1), ma soggetto a oscillazione tra realizzazioni fonologiche esplicite ed implicite in (2)-(3),
in funzione della variazione interlinguistica. Ne consegue un’analisi unitaria che tiene conto
della distribuzione della complementazione infinitivale in entrambe le varietà, ora interpretabile
come un chiaro esempio di una configurazione detta a ristrutturazione. Allo stesso modo
tale analisi ci offre anche un’evidente spiegazione della distribuzione della complementazione
finita e infinitivale nei dialetti salentini con il predicato causativo fare. Il primo tipo di
complementazione codifica il tipo causativo detto faire-infinitif, in cui il soggetto viene messo
in primo piano a livello pragmatico e viene perciò strutturalmente proiettato, mentre la complementazione
infinitivale realizza il tipo causativo detto faire-par, in cui il soggetto passa in
secondo piano e non viene strutturalmente proiettato, spiegando così la selezione dell’infinito,
in quanto tipica espressione morfosintattica dei costituenti proposizionali ridotti. D’altro canto,
il comportamento eccezionale del griko, il quale impiega esclusivamente la complementazione
finita, e dei dialetti salentini della provincia di Brindisi, i quali impiegano esclusivamente
la complementazione infinitivale, rappresenta un caso di variazione lessicale idiosincratica nella
distribuzione della complementazione finita e infinitivale, chiaramente soggetta a notevole
nanovariazione nelle diverse varietà greche e romanze del Salento.
relativa al progressivo declino e all’eventuale perdita dell’infinito, il griko e il salentino mostrano,
in generale, un alto grado di uniformità strutturale nella conservazione dell’infinito
nei contesti a ristrutturazione (1), nelle relative infinitivali (2) e nell’imperativo negativo (3).
Superficialmente, non c’è a priori nessun motivo per cui dovremmo aspettarci la distribuzione
dell’infinito proprio in questi tre contesti strutturali. Tuttavia, il presente articolo mette in
evidenza come questi tre usi dell’infinito possano essere ricondotti ad una singola spiegazione
strutturale. Secondo tale interpretazione, l’infinito costituirebbe un complemento proposizionale
ridotto (ovvero un v-VP) generato all’interno di una struttura monofrasale e selezionato in tutti i casi da un ausiliare di tipo modale, temporale o aspettuale, fonologicamente esplicito
in (1), ma soggetto a oscillazione tra realizzazioni fonologiche esplicite ed implicite in (2)-(3),
in funzione della variazione interlinguistica. Ne consegue un’analisi unitaria che tiene conto
della distribuzione della complementazione infinitivale in entrambe le varietà, ora interpretabile
come un chiaro esempio di una configurazione detta a ristrutturazione. Allo stesso modo
tale analisi ci offre anche un’evidente spiegazione della distribuzione della complementazione
finita e infinitivale nei dialetti salentini con il predicato causativo fare. Il primo tipo di
complementazione codifica il tipo causativo detto faire-infinitif, in cui il soggetto viene messo
in primo piano a livello pragmatico e viene perciò strutturalmente proiettato, mentre la complementazione
infinitivale realizza il tipo causativo detto faire-par, in cui il soggetto passa in
secondo piano e non viene strutturalmente proiettato, spiegando così la selezione dell’infinito,
in quanto tipica espressione morfosintattica dei costituenti proposizionali ridotti. D’altro canto,
il comportamento eccezionale del griko, il quale impiega esclusivamente la complementazione
finita, e dei dialetti salentini della provincia di Brindisi, i quali impiegano esclusivamente
la complementazione infinitivale, rappresenta un caso di variazione lessicale idiosincratica nella
distribuzione della complementazione finita e infinitivale, chiaramente soggetta a notevole
nanovariazione nelle diverse varietà greche e romanze del Salento.
Tipologia CRIS:
1.1.01 Articoli/Saggi in rivista - Journal Articles/Essays
Elenco autori:
Ledgeway, Adam Noel; Schifano, Norma; Silvestri, Giuseppina
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