L’interpretazione della legge penale: il divieto di analogia e la questione dell’interpretazione estensiva
Articolo
Data di Pubblicazione:
2020
Citazione:
(2020). L’interpretazione della legge penale: il divieto di analogia e la questione dell’interpretazione estensiva [journal article - articolo]. In ARCHIVIO PENALE. Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/156882
Abstract:
L’attività di precisazione del contenuto precettivo della disposizione legislativa effettuata dalla giurisprudenza deve sempre essere compatibile con la legge, alla quale il giudice è soggetto, evitando il rischio di una libertà ermeneutica dilagante. Talvolta peraltro il giudice penale, a fronte di esigenze di tutela avvertite come particolarmente importanti, indulge al superamento del tenore letterale del testo normativo, ritenuto manchevole dal punto di vista della tutela, muovendosi sull’incerto crinale tra interpretazione analogica ed interpretazione estensiva.
Se da un lato il procedimento interpretativo è improntato alle scelte valutative del giudice penale, d’altra parte occorre individuare quale argine quello secondo il quale la ricerca dei significati ascrivibili alla legge penale dovrebbe sempre svolgersi all’interno dello spazio semantico del testo, sia pure portato alla sua massima estensione. Ove le scelte ermeneutiche travalichino tale limite, si ricade invece nel divieto di applicazione analogica della legge penale.
Nessuna questione di interpretazione di disposizioni penali è oggi fronteggiata in palese contrasto con il divieto di applicazione analogica delle norme incriminatrici, o comunque di sfavore. Ogni interpretazione, persino la più spinta, è motivata come congruente con il senso del testo e quindi conforme al divieto di analogia. Non è sempre agevole dunque sceverare tra analogia ed interpretazione estensiva.
La questione dell’analogia oggi è distinguere nettamente quella occulta, gabellata cioè come interpretazione estensiva o evolutiva, ritenuta suppletiva di ‘lacune di tutela’ percepite come profondamente ingiuste.
Se da un lato il procedimento interpretativo è improntato alle scelte valutative del giudice penale, d’altra parte occorre individuare quale argine quello secondo il quale la ricerca dei significati ascrivibili alla legge penale dovrebbe sempre svolgersi all’interno dello spazio semantico del testo, sia pure portato alla sua massima estensione. Ove le scelte ermeneutiche travalichino tale limite, si ricade invece nel divieto di applicazione analogica della legge penale.
Nessuna questione di interpretazione di disposizioni penali è oggi fronteggiata in palese contrasto con il divieto di applicazione analogica delle norme incriminatrici, o comunque di sfavore. Ogni interpretazione, persino la più spinta, è motivata come congruente con il senso del testo e quindi conforme al divieto di analogia. Non è sempre agevole dunque sceverare tra analogia ed interpretazione estensiva.
La questione dell’analogia oggi è distinguere nettamente quella occulta, gabellata cioè come interpretazione estensiva o evolutiva, ritenuta suppletiva di ‘lacune di tutela’ percepite come profondamente ingiuste.
Tipologia CRIS:
1.1.01 Articoli/Saggi in rivista - Journal Articles/Essays
Elenco autori:
Scevi, Paola
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