Data di Pubblicazione:
2020
Citazione:
(2020). Voci dal mare di sabbia: "Vermilion Sands" di J.G. Ballard . Retrieved from http://hdl.handle.net/10446/166873
Abstract:
"Vermilion Sands" (“Sabbie Vermiglie”, 1971), il titolo dato da J.G. Ballard a una delle sue raccolte di racconti, è un marcatore visivo che rimanda a una ambientazione altrettanto vivida: una località balneare, un tempo rinomata e poi trasformata, come suggerisce il nome, in un deserto cupo e rossastro, popolato da eccentrici aristocratici e artisti letargici, da donne misteriosamente affascinanti e uomini ammaliati, con il loro seguito di illusioni private, segreti ineffabili e insondabili ossessioni. Spesso interpretato come una rappresentazione emblematica della fantascienza ballardiana, il libro è stato letto come una rielaborazione critica delle formule convenzionali: lo sterile suolo marziano viene paradossalmente ricollocato sulla Terra, in linea con l’ammonimento di Ballard secondo il quale “l’unico pianeta veramente alieno è quello terrestre”.
Un aspetto cruciale che, tuttavia, sembra finora essere stato trascurato dalla critica è la nozione di “estremità”, intesa come strumento ermeneutico attraverso il quale analizzare lo spazio e la soggettività nei racconti. Le opere di Ballard sono spesso state descritte come “narrazioni visive”, in cui il paesaggio diviene psicologicamente significativo in quanto consente di esteriorizzare le identità, altrimenti elusive e spesso pericolosamente instabili, degli individui. L’esperienza degli spazi estremi porta sempre i personaggi a confrontarsi con i loro personali confini, sia sul piano fisico che su quello psichico. Il paesaggio è una chiave di accesso alla mente, e viceversa; in ultima analisi, entrambi sono evocati in quanto spazi estremi che invitano a un’esplorazione, a un viaggio, a una lettura: in altre parole, a un’esperienza intensamente visiva e autenticamente trasformativa.
Un aspetto cruciale che, tuttavia, sembra finora essere stato trascurato dalla critica è la nozione di “estremità”, intesa come strumento ermeneutico attraverso il quale analizzare lo spazio e la soggettività nei racconti. Le opere di Ballard sono spesso state descritte come “narrazioni visive”, in cui il paesaggio diviene psicologicamente significativo in quanto consente di esteriorizzare le identità, altrimenti elusive e spesso pericolosamente instabili, degli individui. L’esperienza degli spazi estremi porta sempre i personaggi a confrontarsi con i loro personali confini, sia sul piano fisico che su quello psichico. Il paesaggio è una chiave di accesso alla mente, e viceversa; in ultima analisi, entrambi sono evocati in quanto spazi estremi che invitano a un’esplorazione, a un viaggio, a una lettura: in altre parole, a un’esperienza intensamente visiva e autenticamente trasformativa.
Tipologia CRIS:
1.2.01 Contributi in volume (Capitoli o Saggi) - Book Chapters/Essays
Elenco autori:
Guidotti, Francesca
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Titolo del libro:
Estremi confini: spazi e narrazioni nella letteratura inglese
Pubblicato in: