Data di Pubblicazione:
2012
Citazione:
(2012). Persone prima che disabili. Una riflessione sull'handicap tra giustizia ed etica . Retrieved from https://hdl.handle.net/10446/267490
Abstract:
Dall’Introduzione:
Questo libro tenta di riflettere sugli interrogativi morali, sull’esigenza di giustizia, sulla domanda di senso che la condizione disabile evoca.
Il presupposto cui queste pagine sono ancorate è che i disabili sono molto più che una minoranza affetta da uno speciale svantaggio: sono anzitutto persone. Ogni essere umano è una persona e ogni persona è imago Dei.
Il fine di questa riflessione è riavvicinare le persone con disabilità a tutte le altre persone, richiamando l’attenzione su ciò che la disabilità ci dice a proposito della condizione umana universale: condizione segnata per chiunque da una dignità inestimabile e da una ineluttabile vulnerabilità.
L’itinerario percorso è di tipo teorico: il libro non propone soluzioni operative né risultati di indagini empiriche, ma semplicemente riflessioni, che scaturiscono dall’analisi di alcune teorie ravvivata e supportata dall’ascolto di testimonianze significative.
Tra le molte prospettive da cui si potrebbe accostare il tema, quelle adottate qui (etica e giustizia) non sono forse le più immediate. La sfida è appunto avvalersi delle risorse teoriche proprie di questi due tipi di discorso, depurandole il più possibile da ogni artificiosità, gratuità e astrattezza, per tentare di illuminare il significato profondo di una realtà umana ardua e misteriosa ma pur sempre molto concreta: refrattaria alla retorica, alle apologie, ai proclami ideologici.
Non si può negare che alla radice della disabilità vi sia (anche) un problema peculiare di giustizia. Se fino a tempi non molto lontani essa era percepita come una sventura individuale, cui si rispondeva con la medicalizzazione e l’istituzionalizzazione in strutture preposte (cioè, di fatto, con l’esclusione), la cultura del Welfare e l’affermarsi del principio di uguaglianza sostanziale hanno progressivamente riplasmato la questione come un problema eminentemente pubblico, ineludibile per le democrazie costituzionali contemporanee. L’integrazione sociale dei disabili e la promozione della loro autonomia sono divenute così, negli ultimi decenni, una priorità nell’agenda dei governi e degli organismi internazionali.
Il significato delle soluzioni istituzionali, d’altra parte, e la loro stessa efficacia, si determinano a partire dalla consapevolezza dei principi di fondo che le ispirano. Per questo la riflessione sulla disabilità tende inevitabilmente a sconfinare dall’ambito giuridico a quello politico a quello etico-antropologico: tre livelli di discorso che questo libro tenta di affrontare assumendone l’interdipendenza, pur nelle rispettive specificità. L’intento è appunto quello di richiamare l’attenzione sui disabili in quanto persone, prima che come soggetti colpiti da particolari deficit. Tra gli ambiti esaminati, infatti, vi è una stretta connessione; ma mentre il riconoscimento giuridico-culturale (I) e l’equità sociale (II) rappresentano prospettive comunque parziali sulla disabilità, nella dimensione etico-antropologica (III-V) si può individuare, come si vedrà, il fondamento e insieme l’esito cui gli altri due ambiti rinviano.
Il primo aspetto riguarda la duplice forma che la tutela delle persone con disabilità ha assunto nell’epoca contemporanea. La loro inclusione sociale è assicurata oggi in primo luogo tramite strumenti giuridici: il disabile beneficia delle garanzie previste in materia di pari opportunità e divieto di discriminazione, e gli sono riconosciuti specifici diritti (seppure con notevoli gap tra l’affermazione di tali diritti e la loro attuazione effettiva). Accanto alla protezione giuridica si è sviluppato inoltre nel tempo un riconoscimento di tipo culturale a favore della disabilità come identità collettiva: l
Questo libro tenta di riflettere sugli interrogativi morali, sull’esigenza di giustizia, sulla domanda di senso che la condizione disabile evoca.
Il presupposto cui queste pagine sono ancorate è che i disabili sono molto più che una minoranza affetta da uno speciale svantaggio: sono anzitutto persone. Ogni essere umano è una persona e ogni persona è imago Dei.
Il fine di questa riflessione è riavvicinare le persone con disabilità a tutte le altre persone, richiamando l’attenzione su ciò che la disabilità ci dice a proposito della condizione umana universale: condizione segnata per chiunque da una dignità inestimabile e da una ineluttabile vulnerabilità.
L’itinerario percorso è di tipo teorico: il libro non propone soluzioni operative né risultati di indagini empiriche, ma semplicemente riflessioni, che scaturiscono dall’analisi di alcune teorie ravvivata e supportata dall’ascolto di testimonianze significative.
Tra le molte prospettive da cui si potrebbe accostare il tema, quelle adottate qui (etica e giustizia) non sono forse le più immediate. La sfida è appunto avvalersi delle risorse teoriche proprie di questi due tipi di discorso, depurandole il più possibile da ogni artificiosità, gratuità e astrattezza, per tentare di illuminare il significato profondo di una realtà umana ardua e misteriosa ma pur sempre molto concreta: refrattaria alla retorica, alle apologie, ai proclami ideologici.
Non si può negare che alla radice della disabilità vi sia (anche) un problema peculiare di giustizia. Se fino a tempi non molto lontani essa era percepita come una sventura individuale, cui si rispondeva con la medicalizzazione e l’istituzionalizzazione in strutture preposte (cioè, di fatto, con l’esclusione), la cultura del Welfare e l’affermarsi del principio di uguaglianza sostanziale hanno progressivamente riplasmato la questione come un problema eminentemente pubblico, ineludibile per le democrazie costituzionali contemporanee. L’integrazione sociale dei disabili e la promozione della loro autonomia sono divenute così, negli ultimi decenni, una priorità nell’agenda dei governi e degli organismi internazionali.
Il significato delle soluzioni istituzionali, d’altra parte, e la loro stessa efficacia, si determinano a partire dalla consapevolezza dei principi di fondo che le ispirano. Per questo la riflessione sulla disabilità tende inevitabilmente a sconfinare dall’ambito giuridico a quello politico a quello etico-antropologico: tre livelli di discorso che questo libro tenta di affrontare assumendone l’interdipendenza, pur nelle rispettive specificità. L’intento è appunto quello di richiamare l’attenzione sui disabili in quanto persone, prima che come soggetti colpiti da particolari deficit. Tra gli ambiti esaminati, infatti, vi è una stretta connessione; ma mentre il riconoscimento giuridico-culturale (I) e l’equità sociale (II) rappresentano prospettive comunque parziali sulla disabilità, nella dimensione etico-antropologica (III-V) si può individuare, come si vedrà, il fondamento e insieme l’esito cui gli altri due ambiti rinviano.
Il primo aspetto riguarda la duplice forma che la tutela delle persone con disabilità ha assunto nell’epoca contemporanea. La loro inclusione sociale è assicurata oggi in primo luogo tramite strumenti giuridici: il disabile beneficia delle garanzie previste in materia di pari opportunità e divieto di discriminazione, e gli sono riconosciuti specifici diritti (seppure con notevoli gap tra l’affermazione di tali diritti e la loro attuazione effettiva). Accanto alla protezione giuridica si è sviluppato inoltre nel tempo un riconoscimento di tipo culturale a favore della disabilità come identità collettiva: l
Tipologia CRIS:
1.3.01 Monografie o trattati scientifici - Books
Elenco autori:
Zanichelli, Maria
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